Lo stile di Milano durante la Fashion Week

Lo street style che detta le regole in Città

La moda, come si sa, legge i tempi del futuro. Nei giorni di passaggio tra l’estate e l’autunno, Milano apre le porte alla proiezione della nuova stagione - la “Primavera Estate 2020” - seguendo così la più sportiva New York, poi l’anticonformismo di Londra, e anticipando i giochi di prestigio dell’haute couture a Parigi.

 

Milano brilla da sempre per la sua elegante sobrietà: è riconosciuta come la patria del prêt-à-porter, e questo si legge nella portabilità e nella modernità del guardaroba che propone, come nella sua raffinatezza versatile. In città si respira fermento con l’arrivo degli addetti al lavoro del fashion system, che tanto inaccessibile sembra, ma in fondo è più vicino di quanto si creda. Le persone che si incontrano in quel mondo, spesso invisibili, si stringono la mano nell’affrontare un percorso di adrenalinica solidarietà. Il risultato finale è uno show che può durare, in media, solo 10 minuti, ma porta con sé il lavoro creativo e produttivo di mesi, e dovrebbe manifestare tutta la magia di un’idea che ha saputo trasformarsi in realtà.

“MILANO MOOD”

Ma in una città si respira anche un mood che è quello di chi la abita, di chi la vive realmente. Nei luoghi che compongono il dedalo di strade che la attraversano, Milano esprime il suo stile nei particolari che distinguono ciascuno di noi dall’enorme quantità di persone che ogni giorno si sposta nella metropoli per studio, lavoro, piacere. Si tratta dei colori e dei tessuti che notiamo nella folla, dell’accessorio incandescente che cattura il nostro occhio per strada, dell’outfit bizzarro che troviamo coraggioso, ma che dona a chi lo indossa e scompare poi dietro l’angolo di una via.

 

Nonostante i condizionamenti posti in atto dal fast fashion (tempi di adattamento strettissimi e in continuo updating) lo street style è forse l’espressione più chiara della capacità dei comuni mortali di definire il loro tempo analogico di vita. In fondo la moda, che sembra imporre dettami effimeri e non essenziali, da sempre accompagna i passaggi storici dell’umanità, descrive precisamente un luogo e un’era, rappresenta il germoglio di un’evoluzione, e talvolta di una rivoluzione (come quella green). Si assiste ad una crescente consapevolezza dei consumatori riguardo alla sostenibilità del ready-to-wear, così come sempre più spesso si partecipa a sfilate co-ed, in cui viene annullata la distinzione di genere. Uomo e donna camminano vicini sulle passerelle, così come spesso accade nella vita, in uno stile fluido e democratico, capace di coinvolgere addirittura gli animali da compagnia, in una prospettiva di coordinamento totale.

 

I TREND PRESI DALLA STRADA

Nel grande mix and match di idee che si possono osservare passeggiando per la Città, alcune sembrano predominanti.

 

Si può affermare con certezza che ci sia un ritorno al grunge anni 90, in una versione meno dissidente e violenta tipica dell’epoca dei Nirvana. L’effetto finale è attutito da dettagli gentili: il nero perde la sua austerità; i jeans a vita alta, spesso strappati, sono decorati con strass e glitter, e sembrano quasi seguire un principio di simmetria. Colori e fantasie buffe si spostano su particolari che spiccano nel contesto più ampio di un look monocromatico: cappellini, turbanti opalescenti e fasce per capelli; scarpe di fattura artigianale o in materiali alternativi; calze che diventano elemento distintivo e non si nascondono più sotto i pantaloni. L’abbigliamento sportivo si tramuta in new chic e viene sfoggiato per le strade, con un tocco fluo e scritte in bella vista, a comunicare al mondo il proprio stato d’animo. Sembra di percepire tutta la malinconia dell’adolescenza sui vestiti a fiori delle ragazze che non riescono ad abbandonare la spensieratezza dell’estate. Ma in effetti perché la bella stagione dovrebbe mai finire? Gli abitini e i tessuti leggeri portati con grazia da Liv Tyler in “Io ballo da sola” ormai possono sovrapporsi a cardigan oversize, i primi collant più pesanti, anfibi e giubbini jeans.

 

Si celebra anche il 50mo anniversario di Woodstock e lo zainetto ritorna prepotentemente accessorio must-have. Gli uomini d’affari non trasportano più valigette, ma si muovono con maggior scioltezza, in bici o sui mezzi, caricando computer e documenti in spalla.

 

Senso pratico ed eleganza: le donne in carriera usano tacchi di mezza misura o abbinano sneakers ad abiti eleganti, i tagli sono lineari e soprattutto artigianali. I completi da ufficio virano più verso il preppy e meno verso lo yuppy: il bon ton non è lezioso, ma quasi confortevole. La globalizzazione non sembra aver omologato i gruppi di ragazze che prendono un aperitivo e si confidano segreti, simili al famoso poker d’assi alla Carrie & Co. nella N.Y. a cavallo tra due secoli, che ha incollato alla tv e fatto sognare il glamour a intere generazioni femminili.

I COLORI DELLO STREET STYLE

Si moltiplicano i colori di stagione, negli alimenti che è genuino consumare così come sulle persone, i “bruciati” che alludono ai colori dell’autunno: meno acid e più opachi, verde foglia, rosso e marrone brillano sulle sete in fogge morbide. Si torna al lavoro e a scuola in questo clima che sembra lasciare un profumo fresco, il cosiddetto magic realism: una sorta di pragmatismo che lascia spazio alla fantasia.

 

Le giacche nero-grigie in pelle o (sempre più) in ecopelle, coprono outfit più aggressivi o vengono sdrammatizzate da stivali cowboy. I tartan immancabili d’autunno sembrano abbandonare le fantasie check più caotiche e spostarsi su una definizione cromatica più univoca.

 

 
Infine, i colori pastello, graditi soprattutto dai tanti turisti stranieri, addolciscono le giornate, colgono impreparati quando sembra che l’unica alternativa siano le tonalità scure che aprono all’inverno. Ci riportano all’infanzia, al mondo puro e perfetto delle ballerine, alle creature magiche come gli unicorni, che ogni tanto non hanno paura di apparire in mezzo a tutti gli altri.

 

A cura di @yesmilano