I luoghi segreti sui Navigli

Cortili, entryways, angoli nascosti da scoprire e fotografare

Federica Pizzi @thecourtyardshunter.milano

Per i turisti i Navigli sono tra i luoghi più visitati, per i Milanesi sono protagonisti indiscussi della movida. Ma se decidessimo di esplorarli la mattina presto e non solo by night?

Porta Cicca

Punto di partenza: Porta Cicca. Così la chiamano i milanesi più agê, per i più giovani invece è Ticinese.

Prima tappa il Naviglio Pavese: in pochi passi si incrocia Via Magolfa con il suo animo da borgo antico. Vasi sospesi con piante decorano i muri, rogge prosciugate.

A completare questo scorcio inusuale una chiesetta seicentesca incastonata tra le case al civico 13.

È intitolata a Santa Maria del sangue, protettrice degli spazzacamini. Oggi è chiusa e gli abitanti del quartiere dicono che apra alle visite una sola volta all’anno nel mese di maggio.

I cortili sul Naviglio Grande

Qualche via e si sbuca sul Naviglio Grande: qui i cortili di ringhiera sono l’attrattiva più amata.

Botteghe a piano terra e abitazioni nei piani superiori, ancora oggi come un tempo.

Tra i più interessanti si segnalano il cortile al civico 4, rinominato ‘degli artisti’, e quello al civico 66 sull’Alzaia. Se il primo è tra i più fotografati per il tripudio di verde e fiori da fotografare in ogni stagione, il secondo è ancora per molti da scoprire. È il seicentesco Palazzo Galloni: lì dal 1975 il cortile decadente incorniciato dall'uva americana ospita il Centro dell’incisione.

Tornando in direzione Darsena si consiglia una visita alla chiesa, ancora oggi con facciata incompleta, dedicata a Santa Maria delle Grazie (sul Naviglio n.d.r.) Quattro delle otto grandi colonne della chiesa provengono dal famoso porticato della basilica di San Paolo fuori le mura di Roma.

Vicolo dei lavandai

The last but not the least il famoso Vicolo dei lavandai: è sulla bocca di tutti ma quanti ne conoscono davvero la storia?

Al civico 6 fino all’anno scorso ha abitato Maria, l’ultima lavandaia di Milano.

Curioso il titolo maschile del vicolo: sino al 1700 spettava agli uomini il servizio di lavaggio (la Confraternita dei lavandai n.d.r.) ecco perché quindi quel ‘dei lavandai’.

Non solo lavatoi tra distese di prati ma anche un grande forno a legna e una centrifuga. Quella storica, novecentesca, è ancora custodita gelosamente nel palazzo.