Giovanna Vitacca Personal shopper e docente IED

Nel mondo del fashion da oltre sette anni, ora docente all’Istituto Europeo di Design, Giovanna si è dedicata ai brand italiani nel suo libro La Moda Nascosta intervistando decine di stilisti, direttori di riviste, nei corridoi del mondo del retail e degli outlet, cavalcando le onde digitali dell’e-commerce, insomma ripercorrendo la trama e l’ordito del Made in Italy.

Cosa hai scoperto in questo viaggio nella moda nascosta?

Ho scoperto che non tutti vogliono la visibilità al contrario di quel che si può pensare, alcune realtà eccellenti di aziende padronali preferiscono mantenere un low profile comunicativo.

Qual è il ruolo della nostra città nel “fashion circus”?

Milano è una città a più veli, nascosta, che va svelata e rispetto al resto d’Italia è pioniera, sperimenta. E’ il driver, la musa a cui ispirarsi.  Milano rappresenta l’ultimo miglio della filiera moda, come vetrine e commercializzazione, ma soprattutto è il terreno su cui si riesce a entrare in relazione con gli addetti ai lavori.

Quali sono le tendenze emergenti?

Grazie alla mia esperienza da personal shopper vedo rifiorire atelier, sartorie, negozi e grossisti di tessuti: dalla zona Moscova al Corvetto, da dove ad esempio parte il crêpe di lana dei tailleur della Regina Elisabetta.

Torna la voglia di un abito su misura in un negozio dove vivere un’esperienza avvolto da profumi, attenzioni e musica. Un esempio su tutti? Lo storico atelier di Corso Venezia dove confezionano tailleur di tweed stile Chanel per le “sciure” milanesi, dove dal 1946 la fondatrice Cicci Poletti accoglie personalmente i clienti, misura l’orlo in ginocchio e si appunta tutto sulla sua agenda.

Altra tendenza è la riduzione delle sfilate, frequentate più da blogger che da buyer. I grandi brand stanno chiudendo le seconde linee, mentre clienti premium e star sono invitate direttamente in atelier.

Sembra quasi si stia delineando una nuova geografia del fashion in città

E’ proprio così, ecco la nuova mappa della Milano Fashion: in centro i flagship store, gli uffici in zona Garibaldi e gli show room nelle zone Porta Romana, Isola, 5 Vie e Navigli.

Rinascono i negozietti di artigiani di scarpe e borse. Una zona interessante è Around Richard, area in forte rilancio che prende forma nelle mura della ex-fabbrica Richard Ginori sul Naviglio, vera fucina di idee di design e moda.

Un’altra novità è il doppio abbinamento nel retail: il connubio tra vestiti&fiori oppure vestiti&caffè. La moda si innesta in questo fenomeno nell’ottica di far vivere un’esperienza originale.

Cosa può aiutare i nuovi amanti della moda in questo periodo di rinascita?

A colmare lo spazio fra un cliente che si informa on line e il personale molto attento alla vendita ma con una specializzazione più tenue, si crea lo spazio per il consulente d’immagine, un professionista in grado di personalizzare, guidare e orientare fra le novità e i numerosi appuntamenti cittadini, dalla Fashion Week a White, sino a Milano Unica, una vera anticipazione alla scoperta delle novità sui tessuti eccellenti e più ricercati nelle prossime stagioni. 

La Moda vive davvero una rivoluzione etica e green?

Scusate il gioco di parole ma in molti casi il green “va di moda”, viene vissuto a livello etico solo dai grandi nomi che possono permetterselo come Stella Mc Cartney e Vivienne Westwood.

Nei punti vendita le scelte green riguardano l’attenzione alle scelte di illuminazione, energetiche e allo smaltimento dei rifiuti.

Più marcata dal punto di vista etico è l’attenzione ai temi dello sfruttamento del lavoro minorile e delle donne, da qui la vicinanza della città al movimento Fashion Revolution attento alla massima trasparenza del sistema di produzione di tessuti e abiti.

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