Le migliori performance di Marina Abramović a Milano

In occasione della nuova mostra, ripercorriamo le storiche performance dell'artista a Milano

Marina Abramović non ha bisogno di molte presentazioni: di origine serba, attiva dalla fine degli anni Sessanta, è una fra le prime artiste a utilizzare il corpo come forma d’arte visiva. Con lei, l’arte come esperienza fisica ed emotiva viene spesso portata al suo estremo.

 

A Milano, nel 1974 presentò per la prima volta la sua ricerca alla Galleria Diagramma di Luciano Inga Pin, dove mise in scena Rhythm 4. Qui, l’artista sperimentò la resistenza del corpo inginocchiandosi, nuda, davanti a un grosso ventilatore industriale con lo scopo di incamerare più aria possibile nei polmoni, fino al collasso. Durissime prove fisiche e psicologiche al limite dell’umana sopportazione hanno distinto altri lavori storici, come racconta la personale del 2002 alla Galleria Lia Rumma di Milano dal titolo Portraits 1975-2002, dove sedici schermi trasmettevano alcuni dei primi piani della Abramović, tratti dalle sue performance più importanti. L’artista tornò in Città nel 2006 con la mostra Balkan Epic al Pirelli Hangar Bicocca e una selezione di video-installazioni e performance realizzate dal 1997 al 2005 su temi a lei cari: rapporto con il corpo, sesso, morte e cultura balcanica. Dopo la consacrazione a New York portò quindi nel 2012 al PAC di Milano The Abramovic Method, un’operazione artistica che coinvolse il pubblico e l’artista. Lo spettatore-attore era chiamato a interagire con la realtà che lo circondava in un’installazione interattiva. Parallelamente a questa mostra, Lia Rumma ospitò nei suoi spazi milanesi With Eyes Closed I See Happiness, un lavoro che si sviluppava sui tre piani della galleria: video, fotografie e sculture, raffiguranti parti del corpo dell’artista stessa, trafitta da minerali, tracciavano un percorso catartico, alla ricerca della felicità.

 

A cura di @marco_scotti